È possibile debellare il diabete con una dieta di origine vegetale – Neal Barnard

Neal Barnard – Novembre 2012 – California

Oggi vi voglio parlare di come debellare un’epidemia.
100 milioni di americani, al momento, hanno il diabete, o il prediabete.
E questo li espone al rischio di amputazioni, problemi cardiaci, cecità.
E stiamo esportando questa epidemia oltre oceano.
Ora, il termine “Epidemia” viene dal greco antico: “Epi” significa “sopra”, “Demos” significa “persone”.
Quindi, un’epidemia è qualcosa che studiamo con sterili statistiche, mappe e grafici.
Ma la verità è che si tratta di qualcosa che incide, direttamente, sulle persone.
Su esseri viventi che respirano, cioè su esseri umani.

Ma la mia storia, ha inizio nel seminterrato di un ospedale a Minneapolis.
L’anno prima che iniziassi a studiare Medicina, ero l’addetto all’obitorio, o come mi piace dire: “L’assistente alle autopsie”.
Cioè, quando qualcuno moriva portavo il corpo fuori dalla cella frigo e mettevo il corpo sopra il tavolo per l’esame, ed il patologo lo trovava pronto al suo arrivo.
Un giorno una persona morì nell’ospedale per un infarto fulminante.
Probabilmente per aver ingerito cibo dell’ospedale, ma quella è un’altra storia!
Dunque, per esaminare un cuore bisogna rimuovere una sezione di costole, e questo non avviene con delicatezza: si usa qualcosa che sembra un tagliasiepe e si fa: “Crunch! Crunch! Crunch!” attraverso le costole di questo lato e lo stesso con quelle dell’altro lato.
Il patologo estraeva questo gruppo di costole dal torace e lo metteva sul tavolo e sapeva che mi sarei iscritto a Medicina pertanto, si voleva accertare che vedessi tutto e diceva: “Neal, osserva bene, queste sono le Arterie Coronarie…”.
“…Che chiamiamo coronarie perchè formano una corona intorno al cuore”.
Poi, ne sezionava una e diceva: “Guarda dentro!”.
Allora, con il mio dito guantato, curiosavo e mi accorgevo che non era un’arteria vuota: aveva una specie di gomma da masticare all’interno, solo che era dura come una roccia.
Allora diceva:
“Quelle sono le tue uova con pancetta, Neal!”
“Quella è Arteriosclerosi!”
E guardavamo la carotide che arriva al cervello e le arterie che arrivano alle gambe.
Le arterie che arrivavano ai reni, tutte indurite e affette da arteriosclerosi.
Diceva: “Vediamo l’inizio di questo fenomeno in due terzi delle persone, dall’età di 23 anni!”
Che, si dà il caso, fosse l’età che avevo all’epoca.
Comunque, scriveva il suo rapporto: “Massa di arteriosclerosi, infarto acuto al miocardio”.
E se ne andava.
Allora, prendevo le costole e le rimettevo nel torace nel tentativo di allinearle con le altre costole.
Ricucivo la pelle, davo una pulita e mi recavo su, nella mensa.
Dove, guarda caso, servivano costolette, a pranzo!
Ora, vi dico una cosa: “Io m’intendo di costole!”

Sono cresciuto a Fargo, Nord Dakota e vengo da una lunga generazione di allevatori.
Ricordo l’odore delle mucche nei prati, come ricordo quello delle mucche nella stalla dei nonni.
Ricordo quando trasportavamo bestiame, con mio zio a St. Louis, nelle fiere nazionali.
Ricordo l’albergo della zona, 2 dollari a notte!
E l’odore della stanza…
E devo dire che ogni giorno mangiavo manzo arrosto, patate al forno e granturco.
Eccetto occasioni particolari, nelle quali era arrosto di manzo, patate al forno e piselli.
E quello era ciò che mangiavamo!
Ma, a mio padre non piaceva fare l’allevatore.
Così lasciò l’attività di famiglia e si iscrisse a Medicina.
E passò la vita all’ospedale di Fargo, curando il diabete.
Divenne l’esperto in diabete di tutta la regione e devo dire…
Che mio padre cominciò a sentirsi frustrato, perchè le diete prescritte ai pazienti non erano gradite.
Ciò che si asseriva era: “Il diabete è una patologia che implica eccesso di zucchero nel sangue.”
Pertanto: “Non mangiare nulla che si trasformi in zucchero!”
“Non mangiare pane, non mangiare frutta!”
“Non mangiare pasta, nè riso, nè patate dolci!”
“Non mangiare patate normali, nè fagioli, nè carote!”
Tutte queste cose dovevano essere limitate.
E un’altra cosa che la gente si sente dire è: “Prima cominci, meglio è!”
Ai pazienti vengono anche prescritte medicine…
E gli vengono date siringhe…
Ed istruzioni su come devono mettere le dita e su come iniettarsi l’insulina.
E nonostante tutto questo…
Il diabete non regrediva mai.
Anzi, progrediva sempre.
E successivamente divenne qualcosa che abbiamo esportato oltre oceano.
Quando mi laureai, arrivarono nuovi medicinali.
Pensai che avevamo armi più efficaci.
Ma a dirvela tutta era sempre lo stesso risultato.
Avevamo pazienti scontenti e mai e poi mai, abbiamo curato questa malattia.
Non è mai stata debellata.
E’ stata sempre considerata una malattia progressiva.
Ma ci furono due scoperte scientifiche…
Che, in effetti, ribaltarono tutto ciò.
E la prima fu: “Prendete la lente con la più ampia visuale possibile!”
Se osserviamo in tutto il mondo, quei paesi dove c’è il minor tasso di Diabete, come il Giappone, per esempio, lì la popolazione non segue, assolutamente, la dieta che davamo ai diabetici.
Piuttosto mangia in continuazione cibo come il riso e gli spaghetti…
Che rappresenta la pietanza principale dei loro piatti!
E la seconda scoperta venne dall’osservazione all’interno delle cellule.
Soprattutto le cellule muscolari e la ragione per cui osserviamo queste cellule, in particolare, è perchè è lì che va il glucosio!
E’ lì che va lo “Zucchero del sangue”.
E quello è il carburante che alimenta i vostri movimenti.
Sapete, chi si prepara per una maratona cosa fa nelle settimane precedenti?
Accumula carboidrati, allora mangia pasta e pane per dirottare glucosio nelle cellule.
Per produrre energia…
E questo è il problema nel diabete.
Perchè il glucosio è fuori dalla cellula e prova ad entrare.
Per poter entrare necessita la chiave e quella chiave è l’insulina.
Ora, se arrivo a casa mia…e davanti alla porta di casa, prendo la chiave, la inserisco nella porta…
“Aspetta un attimo… Non apre!”
E la chiave è perfettamente integra!
Ma guardando nella serratura… Qualcuno ha messo della gomma da masticare nella serratura!
Allora cosa faccio?
Mi arrampico dalla finestra?
No! Ripulisco la serratura!
Ebbene, chi ha il diabete, ha la chiave dell’insulina, che non apre.
Perchè mai?
Perchè il meccanismo non scatta?
Per funzionare il glucosio dovrebbe entrare nella cellula.
Il glucosio è la chiave di tale meccanismo.
Ma il motivo per cui non funziona… Non è perchè c’è della gomma all’interno della cellula.
Quello che c’è all’interno, invece è “Grasso”!
Piccoli globuli di grasso.
Ora devo dirvi che i medici odiano termini come “grasso”!
Ha una “sola sillaba”!
Così preferiamo il termine: “Lipide intra-mio-cellulare“.
“Intra” significa interno; “Mio” significa muscolo; “Cellulare” significa cellulare!
“Lipide” significa grasso.
Pertanto: “Grasso all’interno delle cellule muscolari“.
E questo è ciò che interferisce con l’abilità dell’insulina a fungere da chiave per regolare l’ingresso del glucosio.

Ora, nel 2003, l’Istituto Nazionale della Salute diede alla mia equipe un sussidio e disse:
“Testiamo qualcosa di totalmente diverso!”
“Anzichè limitare il pane e tutto il resto, cosa succederebbe, se…”
“Visto che il grasso sembra essere il problema, cosa avremo da una dieta che ne fosse priva?”
“Insomma, da dove viene questo grasso?”
Viene da due fonti: grassi animali e oli vegetali.
Così abbiamo preso 99 persone a campione e gli abbiamo chiesto 2 cose: mangiar cibo vegetale in abbondanza, senza limiti di dosi.
Le calorie infatti non contavano, nè le quantità, nè, tantomeno il peso, o le fibre.
Ciò che avremmo fatto, invece è di eliminare i grassi animali e ridurre gli olii vegetali al minimo.
Molto semplice!
Ora, uno dei nostri partecipanti era un uomo di nome Vance.
Il padre di Vance era deceduto a 30 anni di età.
Vance aveva 31 anni quando gli fu diagnosticato il diabete ed era alla fine dei 30 quando venne da noi e disse:
“Questa non è difficile!”
Diversamente dalle altre diete che gli erano state prescritte non importava quanti carboidrati ingerisse, quante calorie, o quante porzioni.
Se voleva mangiare Chili, non sarebbe stato con carne, ma con verdure, o legumi.
Se voleva spaghetti, anzichè con carne, sarebbero stati con carciofi, funghi, pomodori o altri ortaggi.
E così via!
Insomma, una cucina molto semplice.
Nel corso di circa un anno, perse circa 25 chili.
Il livello di zucchero nel sangue scese e un giorno il suo medico disse: “Vance, so che in famiglia hai parenti deceduti per questa malattia, ma osservando le tue analisi del sangue, non ce l’hai più!”
E riuscite a immaginare cosa si provi?
Ad avere familiari deceduti e improvvisamente, vedere questa patologia debellata?
E quando ho chiesto a Vance il permesso di raccontare la sua storia, ha detto:
“Assicurati di dire a tutti anche che le mie disfunzioni rettali sono svanite!”
Scrivilo pure! OK…

Così abbiamo pubblicato le nostre scoperte in pubblicazioni accademiche e ora la “American Diabetes Association” ne ha riconosciuto la validità e l’efficacia.
E qualcuno, in altre parti del mondo ha iniziato a farne uso.
Un uomo, che vive in Inghilterra, ha voluto informarmi sulla sua esperienza.
Aveva il diabete, aveva provato tutti i tipi di diete senza alcun successo.
Venne a conoscenza del nostro trattamento.
Lo provò per settimane, poi andò dal suo medico, che gli fece le analisi del sangue.
Tornato a casa, il telefono squilla:
“Qui è lo studio medico. Potresti tornare, immediatamente?”
E allora pensa: “Santi numi, cosa mostrano le analisi del mio sangue?”
Allora si precipita nella sua macchina e si chiede: “Quale malattia avranno scoperto?”
Quando arriva dal medico gli dicono:
“Siediti! Spiegaci esattamente cosa hai fatto!”
Il diabete, completamente svanito e il medico gli dice: “Il tuo sangue è molto più sano del mio”.
“E io non ho il diabete! Com’è possibile?”
I medici gli spiegano che una persona non può essere curata, completamente, dal diabete.
Perchè sappiamo tutti che non è possibile, eppure, tecnicamente… non c’è più!
Il dottore scettico gli dice: “Torna fra due mesi. Voglio ripetere il test!”
Mai più alcuna traccia!
Ora, aspetta un attimo…
Il diabete è genetico, giusto?
Si tramanda in generazioni e in effetti, ci sono i geni del diabete.
Ma questo è un fattore importante da tenere in considerazione:
“I geni si distinguono in due categorie.”
“Alcuni geni sono dittatori.”
E mi riferisco ai geni che dicono:
“Occhi azzurri, o capelli castani!”
Quelli sono dittatori, danno ordini e non si discute!
Ma i geni del diabete sono “Comitati”.
Ed esprimono suggerimenti.
E tu puoi dire: “Aspetta un attimo! Non credo di voler avere il diabete!”
E in effetti, molti dei geni portatori di malattie che siano di problemi cardiaci, di diabete, o di ipertensione, o di alcune forme di cancro…
Persino dell’Alzheimer…
Non sono dittatori, sono comitati!
E la loro attività dipende da ciò che mettiamo nel nostro corpo!
Quindi, ciò che sto dicendo è…
Che stiamo mettendo nel nostro corpo, cibo per il quale non siamo stati progettati.
Il che induce a chiederci: “Qual’è il cibo, davvero, ideale per noi?”
Beh, ci sono diversi modi di vedere la questione.
Uno di questi è la “Prova Dentale”.
Conoscete la Prova Dentale?
Si fa così, aspettate che il vostro gatto sbadigli e noterete che nella sua bocca, ci sono questi lunghi e sporgenti denti canini.
Entrambi i lati della bocca, sono come due forconi che sono ottimi per catturare una preda, uccidere piccoli animali e strapparne la cute e mangiarne la carne.
Ora, osservate la vostra bocca… Noterete che i vostri canini non sono più lunghi degli incisivi.
Tale cambiamento si è verificato, almeno tre milioni e mezzo di anni fa.
Per tanto i nostri molari sono ottimali per masticare una mela e non tanto per lacerare un animale morto.
Ora esiste anche la “Prova del Coniglio”.
Conoscete la Prova del Coniglio?
Prendete un coniglio…
E mettete il coniglio di fronte al vostro gatto!
E…
Ciò che scoprirete…
Sarà che a prescindere dalla sua età, il gatto sentirà questo desiderio irresistibile di catturare, attaccare, uccidere e ingoiare il coniglio.
Ora, mettete lo stesso coniglio di fronte a un neonato, o un bimbo vedrete che il bimbo dirà:
“Coniglio, coniglio!”
Esprimendo il desiderio di volerci giocare.
E l’idea di ucciderlo non gli verrebbe in mente mai e poi mai!
Qui apprendiamo una cosa.
Conoscete la “Prova della Scatola”?
Prendete una scatola utilizzata per apparecchi elettronici.
Dategli una rovistata e troverete sul fondo “Gel al Silice”.
E il gel al silice si usa per tenere l’umidità fuori dalla scatola.
Apparentemente i produttori di gel al silice hanno realizzato che gli esseri umani sono così confusi nelle loro abitudini alimentari, che hanno dovuto scrivere questo avviso: “Non ingoiare!”.

Quindi ecco come la vedo:
Gli esseri umani sono erbivori naturali.”
Ma possiamo essere deviati molto facilmente.
Pertanto ciò che conta è che prima dell’Età della Pietra, gli umani erano davvero pessimi cacciatori.
Sapete ciò è vero perchè non siamo molto veloci.
Ora, un leone è veloce.
Un leone può facilmente catturare…
Nella foresta un leone può catturare una gazzella facilmente.
Un falco o un gufo possono prendere facilmente un topo.
Gli umani prendono facilmente un raffreddore. E’ più probabile!
Ah… non scorgiamo le prede in maniera efficace.
Non abbiamo un naso particolarmente sensibile.
Se guardate un cane…
Un cane ha un fiuto molto sviluppato.
Può individuare una preda da molto lontano.
Ecco perchè sono utilizzati negli aeroporti per rilevare bombe, droghe, e via dicendo.
Il loro udito è immensamente più acuto del nostro ed è attrezzato per individuare prede.
Ora, noi umani, abbiamo un bel naso, abbiamo belle orecchie, ma… siamo davvero patetici come cacciatori.
Se vuoi avere successo come carnivoro hai bisogno di artigli ben affilati, di denti ben affilati e devi essere molto, molto agile e hai bisogno di udito, di olfatto e di vista molto sviluppati.

Il che pone un quesito: “Qual’è la parte più sensibile del nostro corpo?”
Qual’è secondo voi?
Beh, io la risposta la conosco.
Mentre venivo qui, ero all’aeroporto e l’agente di sicurezza (TSA) mi mette da parte e mi dice: “Devo farle un controllo”.
“Ma quando tasterò le parti più sensibili userò il dorso della mia mano.”
E lì mi sono accorto che la parte più sensibile del nostro corpo deve essere il nostro “posteriore”.
Immagino…
Comunque, ciò che ne ho dedotto è che da qualche parte c’è stata una trasformazione.
Com’è cominciata?
Ho rivolto questa domanda a Richard Leakey.
Richard Leakey è un famoso paleontologo e antropologo.
Lui mi ha risposto: “Sai, gli esseri umani, in quanto erbivori, non hanno bisogno di essere particolarmente agili, rapidi e acuti nei sensi perchè non devono tendere un agguato a una fragola!”
“Quella sta ferma e non si muove!”
“Ma per diventare carnivori ce n’è voluto davvero!
“E tutto probabilmente è iniziato con lo sciacallaggio.”
In altre parole un leone non mangia la preda per intero.
Quando si allontana dalla carcassa c’è ancora un po’ di carne residua.
E gli umani potevano facilmente prelevarne dei pezzi e portarseli via.
Ora per fare ciò occorrevano degli attrezzi perciò quando arrivò l’Età della Pietra cominciammo ad avere la possibilità di fare ciò.
Quando potemmo disporre di punte di frecce, asce e così via allora facemmo una scoperta nuova e mangiare la carne divenne un fattore comune.
Ma abbiamo corpi di umani prima dell’età della pietra!

Oggi sappiamo che quando una persona si nutre di frutta e verdura le arterie si liberano dal grasso, il diabete regredisce ed il peso diminuisce.
Il suo corpo comincia a guarire.
Ora gli americani sfortunatamente non seguono affatto una dieta che faccia regredire il diabete.
Gli americani oggi mangiano più di un milione di animali ogni ora!
L’Istituto per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie, ci dice che un bambino su tre, nato dopo l’anno 2000 è destinato a contrarre il diabete a un certo stadio della propria vita.
Potete riscontrarlo facilmente accendendo la televisione.
La metà degli spot pubblicitari mostrano hamburger, cosce di pollo, cibo trattato.
L’altra metà mostra “farmaci”… Che annullino gli effetti del cibo reclamizzato dalla prima.
Quindi ecco dove siamo.
Ma cosa accadrebbe se anzichè 100 milioni di americani che soffrono di diabete o prediabete… cosa accadrebbe se tutti i 100 milioni, o anche di più, avessero già il diabete avanzato e tutti questi avessero bisogno di farmaci, analisi, cure ospedaliere e così via?
Economicamente sarebbe un disastro.
Ma il danno alle persone sarebbe incalcolabile!

Ora, qui siamo ad un punto di svolta.
La mia famiglia ha commerciato carne per generazioni e generazioni.
Tuttavia nel 2004 abbiamo raggiunto il picco di 91,5 Kg di carne.
Quello è stato il consumo medio, pro-capite in quell’anno.
E negli anni successivi ha cominciato a calare ed ora è sceso a circa 86 Kg.
Si spera che quella tendenza negativa possa proseguire.
Ma fino a questo momento, medici, nutrizionisti, paramedici affermano:
“Il diabete è una strada a senso unico. Non regredisce mai!”
Ma questo è stato prima che osservassimo nel mondo certi schemi dietetici che sono molto più salutari.
Questo è stato prima che ci accorgessimo che osservando all’interno della cellula possiamo capire perchè ciò si verifica e come possiamo invertire il processo.
E’ stato prima che ci rendessimo conto che i pazienti avrebbero fatto più cambiamenti di quanto gliene avremmo riconosciuto.

Perciò famiglie come la mia, che hanno venduto carne per generazioni, potrebbero invece cominciare a vendere carote, asparagi, patate dolci e fagioli.
Magari l’autopsia diverrebbe una dottrina applicata di meno perchè la gente comincerebbe a vivere più a lungo e a vivere meglio.
Forse le mense e i bar degli ospedali anzichè vendere e servire costolette, venderebbero cibo salutare in abbondanza.
Anzichè studiare epidemie forse potremmo festeggiare la rinascita della salute!
Grazie di cuore!

Neal D. Barnard
(nato a Fargo, Nord Dakota, 1953)
Medico statunitense, autore, ricercatore clinico e presidente fondatore del “Physicians Committee for Responsible Medicine (PCRM)“, una rete internazionale di medici, scienziati e laici che promuove la medicina preventiva, conduce ricerche cliniche e promuove standard superiori nella ricerca.
Sostenitore di diete a base vegetale, integrali e a bassi contenuti di grasso, ha anche condotto ricerche alternative alla sperimentazione animale ed è
un attivista per i diritti animali.
Dal 2013 è professore associato di Medicina alla “George Washington University School of Medicine and Health Sciences“, dove tuttora insegna.

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